Scuola di Musica
via Roma, 90 Busseto (Pr)
I nostri Corsi:


Presidente
Stefano Capelli
tel.333-4738033

Corso di tromba

Insegnante: Professor MASSARI STEFANO

Si è diplomato in Tromba presso il Conservatorio di musica “ A. Boito” di Parma sotto la guida del M° Sergio Zannani. Ha partecipato al corso di perfezionamento sulla tecnica degli ottoni presso la scuola di musica di Fiesole con il M° V. Globokar anno scolastico 1985/86 e successivamente ha continuato la preparazione con i musicisti E. Soana, M. Tamburini per la tromba jazz e L. Cadoppi,A. Dellira, G. Parodi per la tromba classica.
Ha frequentato il triennio di didattica della musica presso il conservatorio di Parma “ A. Boito”e ha conseguito il 4° anno di composizione presso il Conservatorio di musica “ A. Boito “ di Parma sotto la guida del M° Mauro Bonifacio ; presso il “ Piccolo Conservatorio di Milano”; ha frequentato il corso biennale di armonia funzionale e composizione jazz con il M° Filippo Daccò.
Ai concorsi per tromba ha ottenuto l’idoneità come tromba di fila e di palcoscenico presso le seguenti orchestre: “ La Fenice” di Venezia, Teatro Regio di Parma, Orchestra filarmonica di Piacenza, Orchestra sinfonica dell’Emilia Romagna “ A Toscanini”. Collabora con alcune orchestre sinfoniche e gruppi d’ottoni, saltuariamente esegue concerti per tromba e organo con il M° Luca Pollastri e concerti jazz con la pianista Tiziana Paoli.
Attualmente fa parte del Tonika jazz project
cenni storici:
Il più antico strumento simile alla tromba è stato trovato in Egitto, ed era utilizzato prevalentemente per scopi militari. Un'antenata della tromba è la buccina, uno strumento a fiato usato dai Romani per impartire ordini alle milizie. È realizzata in bronzo, e non ha tasti. Nelle forme primitive era costituita da un tubo dritto, poco agevole durante il trasporto e l'esecuzione. L'estensione dello strumento era limitata agli armonici della nota fondamentale prodotta, quindi le diverse note suonate potevano indicare diversi comandi che le truppe dovevano eseguire. Nelle versioni successive esso venne ripiegato su sé stesso, ottenendo uno strumento facilmente trasportabile. Dopo diversi tentativi di estendere la gamma di note emesse, e molti celebri fallimenti, verso il 1820 furono applicati i pistoni, che consentivano finalmente di eseguire sullo strumento tutta la scala cromatica, fino al limite fisico di circa tre ottave.